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Siamo nel Parco del Ticino, a Cascine Orsine, azienda pioniera nella scelta dell’agricoltura biodinamica. Una strada filosofica che crede nella necessità di preservare l’equilibrio e la fertilità del terreno, la vera ricchezza da trasmettere. Così, oggi, il gracidare degli anfibi non viene spento dai pesticidi, mentre le mucche vagano nel prato
Sentendo parlare di semine secondo il ciclo dettato dai calendari lunari, si è indotti a pensare al classico "ritorno al passato". Manco a dirlo, un passato felice, in cui l’uomo viveva in piena armonia con la natura, senza dominarla ma governandola seguendo le regole dell’equilibrio. Quel tipo di semina è uno dei cardini dell’agricoltura biodinamica, e allora è un attimo accostare questo insieme di tecniche a quella visione romantica.
Ma sarebbe un grosso errore. «Il biodinamico è molto più di un ritorno al passato», spiega Aldo Paravicini Crespi, titolare di un’azienda – Cascine Orsine – che da quasi 35 anni pratica questo tipo di agricoltura nella tenuta di famiglia a Bereguardo (in provincia di Pavia) e in altre aziende acquisite in seguito.
«In linea generale, è una filosofia di vita che, facendo leva sui principi di base della medicina e sugli insegnamenti dell’antroposofia, ritiene che esista un modo di alimentarsi diverso, e migliore, rispetto a quello basato sui prodotti dell’agricoltura industriale», prosegue Paravicini Crespi. «Quanto alle tecniche agricole, ne è una loro evoluzione».
Il riferimento all’antroposofia conduce inevitabilmente al suo fondatore, il tedesco Rudolf Steiner, considerato anche il padre dell’agricoltura biodinamica. Un termine che vuol dire vita ("bio") originata dall’agire di forze ("dinamica"), terrene e cosmiche. Nel 1924 Steiner tenne un ciclo di otto conferenze rivolte a un gruppo di contadini della Slesia che gli avevano chiesto come applicare i principi antroposofici all’agricoltura, intervenendo sul terreno per individuarne il soffio vitale – principio cardine del pensiero steineriano – e renderlo più fertile.
Il filosofo enunciò due leggi, tuttora alla base dell’agricoltura biodinamica. La prima stabilisce che la qualità degli alimenti è determinata dalla salubrità della terra coltivata; la seconda, che concimare con nitrati e altre sostanze sintetiche non favorisce la fertilità. Al contrario, la danneggia, perché i campi si ammalano. Steiner scese poi nel particolare, con indicazioni pratiche per la composizione dei preparati biodinamici da utilizzare nella coltivazione.
«Tutto ciò ha un fondamento scientifico», aggiunge Paravicini Crespi. «Nel 2002 un articolo apparso su Science (una delle più prestigiose pubblicazioni scientifiche al mondo, ndr) ha dimostrato che i metodi biologici e biodinamici migliorano la struttura del suolo e ne incrementano l’attività biologica. In seguito, l’Istituto di Ricerca sull’Agricoltura Organica (Fibl, secondo l’acronimo tedesco, ndr) ha effettuato una prova di fertilità dei terreni comparando le diverse tecniche agricole. I risultati migliori sono quelli del biodinamico».
Che però non va confuso con il biologico. «Per quel che riguarda il disciplinare, solo nella zootecnia si può parlare di strette affinità. Per il resto le differenze sono notevoli, con maggior severità nel biodinamico rispetto a quanto stabilito dalla Comunità europea per l’agricoltura biologica.

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