Quando si parla di Umbria viene quasi automatica la definizione di cuore verde dell'Italia. Il che è sicuramente vero, così com'è vero che l'Umbria è anche il cuore dell'arte, della cultura, dell'artigianato, delle tradizioni, dell'enogastronomia. Ma l'aspetto forse più straordinario è che, in un territorio così piccolo, circoscritto, privo di sbocchi diretti al mare, si concentri una ricchezza così grande di storia, ambienti, saperi e sapori. Un patrimonio facilmente raggiungibile e fruibile da tutti, che a primavera regala uno dei suoi profili più dolci, diventando meta ideale di un viaggio o di una gita, complici le ultime nevi che si sciolgono e le falde degli Appennini che tornano a fiorire. Le file di vigneti e uliveti, che mettono gemme nuove. Il sole che riscalda i borghi antichi e le loro bellezze architettoniche. La gente che torna a vivere all'aperto, rispolverando sagre e feste popolari. Un itinerario affascinante, che spazia nella provincia di Perugia, è quello che parte dalle colline del Sagrantino, un vino rosso autoctono di sapore intenso e corposo, e in un piacevole su e giù tra poggi, borghi e cantine, si stempera nella pianura di Foligno, cittadina piena di architetture spettacolari e ³covi² per buongustai. Per tornare nuovamente a ondularsi tra le pieghe del Parco Naturale del Monte Subasio, dove si annidano Spello e Assisi, piccoli gioielli densi di attrattive tra il sacro e il profano. E concludersi nel capoluogo, Perugia, una città moderna dal cuore antico, con strade e piazze che sono salotti del viver bene, dove la primavera si annuncia con un'aria frizzantina, ma comunque piacevole compagna di visite e soste golose. Base ideale di partenza è Montefalco, cuore della Strada del Sagrantino, un nettare di color rubino intenso e dai tannini vigorosi, che negli ultimi lustri ha fatto la fortuna dei viticoltori locali. Il borgo ha mantenuto intatto il suo impianto medievale, adagiato sul cocuzzolo di una collina soleggiata, che domina la valle del Tevere e del Clitunno. Il profilo svettante lo fa assomigliare a un nido di rapace, come ricorda lo stemma sul Palazzo del Comune: nel XII secolo, la cittadina divenne una delle basi preferite dell'imperatore Federico II di Svevia, che su questi colli praticava la caccia con il falcone. Ma a Montefalco tutto parla di Medioevo: le possenti mura circolari inframmezzate da torrioni; le strade strette e contorte; le case e i palazzetti addossati gli uni agli altri; gli antichi quartieri, e lo stesso Sagrantino, frutto di ceppi di vite portati dai Francescani dall'Asia Minore, proprio in quel periodo. Entrando dalla porta merlata di Sant'Agostino, si scorre lungo corso Mameli, la via principale, sulla quale affacciano la chiesa duecentesca degli Agostiniani, con all'interno imponenti capriate e preziosi affreschi del Trecento e Quattrocento, oltre a una fitta teoria di case e palazzi signorili, che sprigionano i toni caldi della pietra di San Terenziano con cui furono costruiti. Pochi minuti di passeggiata (tutta in salita ovviamente) e si raggiunge la piazza circolare del municipio; grande, ariosa, dominata dalla mole. |