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Il pesce spada è sempre più raro nel Mediterraneo a causa di sistemi di pesca indiscriminati tuttora diffusi, sebbene già da tempo messi al bando. "Iper, La grande i", che ama il mare e intende tutelarne le risorse, ha promosso un progetto che si avvale di pescherecci italiani certificati, dai quali si pesca lo spada solo con esche e palangari, rigorosamente senza reti Spadon, pei spa, pisce spata, spadieddo, pisci spada, spateddu, pisci spatu…

La quantità di nomi dialettali con i quali è conosciuto lungo tutta la Penisola dà l’idea della sua notorietà e del suo apprezzamento. Stiamo parlando del pesce spada, tra i più amati frequentatori dei nostri mari, una specie dalle dimensioni notevoli (può raggiungere anche i 4 metri e mezzo di lunghezza e i 500 kg di peso), che vive tra la superficie e la media profondità, le cui carni, sode e rosate, si prestano a preparazioni versatili e gustose. I tempi non sono però dei migliori per questo virtuoso "spadaccino" delle onde e il rischio di una sua scomparsa o, comunque, di una sua drastica diminuzione nelle acque del Mediterraneo cresce di anno in anno, a causa degli indiscriminati sistemi di pesca praticati da alcuni Paesi, tra cui proprio l’Italia. Sistemi, come per esempio le reti da posta, che l’Onu, l’Unione Europea e la stessa legislazione italiana hanno condannato e vietato, ma che, nella pratica di tutti i giorni, continuano a essere tranquillamente impiegati. Che fare allora? Come si può salvaguardare la presenza dello spada nel Mediterraneo, senza far mancare alle nostre tavole le sue carni prelibate? Semplice, basta prendere al mare solo quel che serve, adottando sistemi di pesca adeguati e selettivi, come quello del palangaro, e rispettando le regole in materia di fermo pesca e rilascio degli esemplari sottotaglia. In questo senso, un contributo interessante viene dagli ipermercati "Iper, La grande i", promotori del Progetto Palangaro Pesce Spada, a sostegno dell’utilizzo del palangaro quale unico sistema ecosostenibile di pesca. «Il palangaro è costituito da un filo orizzontale, che galleggia sulla superficie del mare, a cui sono collegati una serie di fili verticali che terminano con un amo robusto munito di esca, a cui possono rimanere impigliati solo pesci di taglia grande, come, per l’appunto, lo spada», spiega Paolo Tropiano, responsabile del settore ittico di "Iper, La grande i" nonché pescatore e discendente da generazioni di lupi di mare. «Stiamo sostenendo questo progetto con la collaborazione della Cooperativa Madonna della Madia, di Monopoli, in Puglia, utilizzando i nostri pescherecci che praticano la pesca allo spada solo coi palangari. È un gesto concreto per contribuire alla salvaguardia di questa specie e degli stessi fondali dell’Adriatico, che per lo spada sono un habitat ideale». Proprio per il suo carattere selettivo, la pesca all’amo coi palangari è uno dei sistemi più ecocompatibili che si conoscano, a differenza delle reti da posta, tra le cui maglie, spesso di dimensioni non legali, rimangono impigliate e muoiono grandi quantità di specie ittiche, inclusi cetacei e tartarughe marine.

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